Freddo

Oggi fa freddo. Fisso il mio volto riflesso nel vetro, fisso i binari. Flussi di vita che si alternano. Persone che durante il giorno programmano la loro vita, sezionano ore e minuti, che vivono di sogni o semplicemente avvolte nella quotidiana routine. Oggi fa freddo. Ma non è solo il freddo dovuto al clima, è quel freddo che ti parte dentro, che per quanto mi possa coprire non sparirà.

Mi chiamo Youssof, sono un professore. Vengo dalla Nigeria ma potrei dire che vengo dal Sudan, dal Congo, tanto per molti di voi non farebbe alcuna differenza. Siamo come i cinesi, tutti uguali. 

Il posto da dove arrivo è impregnato di sangue e violenza, ma ora ho voglia solo di ricordare la corse delle antilopi davanti a un tramonto infuocato e l’alternarsi delle stagioni. Ma quel posto non sarà più casa mia. La mia famiglia è stata spazzata via da crude atrocità mascherate da fondamentalismo religioso che usa Dio solo come paravento. Mi gridano ”Torna al tuo paese” con il tono di chi si sente superiore, non tanto diverso dagli integralisti da cui sono scappato e che massacravano donne e bambine. 

A loro vorrei prestargli per un giorno i miei occhi. Fargli vedere dove ho vissuto, cosa ho dovuto vedere, mio malgrado, da cosa sono scappato. Vorrei dargli per un giorno il freddo che ho dentro, che paralizza il corpo e i pensieri. La vita che vivo per strada con un sacchetto di plastica all’interno una fotografia, una bottiglia d’acqua e ore piene di ansia pensando a come cavarmela. Vorrei far capire la speranza di avere di nuovo una casa. Di un gesto semplice come prendere le chiavi, aprire la porta e sentire il profumo di una zuppa di sapori antichi. Far vivere loro la sensazione di freddo, e del suo dissolversi immediato per uno sguardo dolce, per un sorriso sincero di un bambino.

Guardo i miei occhi rossi dal pianto, gli occhi di un Uomo.

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