
10 anni fa
Il traffico in quella zona era sempre intenso per cui Lorenza aveva deciso di uscire di casa prima del necessario per sostenere quell’importante colloquio di lavoro. Ma quella mattina tutte le congiunzioni astrali negative sembravano essersi coalizzate contro di lei.
Era fermai da dieci minuti e anche la radio sembrava avercela con lei dato che trasmetteva solo pubblicità. In quel momento vi era quella di un film in uscita da lì a poco. La pubblicità del film recitava: “Lei è una donna in carriera, ma infelice. Lui uno scrittore senza una storia da scrivere con la sindrome del foglio bianco. Entrambi cercano l’amore nella grande mela. Io lavo, Tu stiri, La più divertente storia di amore del prossimo autunno. Con Jenn….”. Beeeeeeeeppp. Il suono del clacson sovrastò l’annuncio pubblicitario.
“Sbrigati!! Muoviti!! E’ tardissimo!”, gridò Lorenza.
“…nei migliori cinema” concluse l’annuncio pubblicitario.
Se se, adesso che film ci vogliono propinare? Una “donna in carriera”, con lei sicuramente super bella che mangia di tutto e non ingrassa di un grammo, manco fosse un inceneritore. Bionda, sempre in forma, sempre con le idee giuste per sfondare nel lavoro e quando si sveglia ha già la messa in piega fatta. E lui chi è? Uno scrittore con il blocco? Io gli unici “scrittori” che ho conosciuto sono i “poeti del Twitter”, che magari avessero il blocco del scrittore, eviteremmo di leggere robacce così melensi da far venire la carie ai denti ! Mai un film reale e divertente. E per reale e divertente intendo che la protagonista sia una come me. Carina, normale, che mangia l’indispensabile eppure ingrassa! Nell’indispensabile va ovviamente inclusa la Nutella per quando ho il ciclo e il gelato per quando sono depressa. Ma questi sono dispositivi salvavita. La voglio spettinata quando si alza dal letto e prima di due ore nessuno deve rivolgerle la parola o perlomeno fino al terzo caffè.
“Presto che è tardi”, gridando e suonando nuovamente il clacson.
Stava pensando che non sarebbe mai riuscita ad arrivare in tempo per il colloquio, quando un violento colpo proveniente dal posteriore dell’auto la ridestò. Guardò nello specchietto retrovisore e comprese, era stata appena tamponata.
“No! No! No” gridò sbattendo le mani sul volante.
“Ma cosa hai combinato?” disse in tono esasperato appena scesa dall’auto per constatare i danni.
“Scusami, sono mortificato. Mi sono distratto per la pubblicità di un film che sta per uscire e pensavo a quanto fosse ridicola la trama. Ma non importa. Sono ingiustificabile!”
“Anche io stavo ascoltando la stessa pubblicità, ma non sfogo la mia frustrazione sulle auto degli altri”.
“Ecco. Scusami ancora. Prima di fare il CID mi permetti di fare una telefonata? Lavoro per un giornale e sono in ritardo per il colloquio con un candidato”.
“Davvero? Scusami ma il giornale è mica il Corriere?”.
“Si. Ma come fai a saperlo?”
“Emh, a dirlla tutta credo di essere quel candidato, anzi la candidata. Piacere Lorenza”. Allungando la mano per presentarsi.
Ma tu pensa se doveva tamponarmi proprio il tipo che mi doveva farmi il colloquio. E’ pure carino.
Carlo visibilmente stupito allungò la mano e disse: “Incredibile! Io mi chiamo Carlo. Lieto di conoscerti. Direi che dopo il aver compilato il CID possiamo recarci al giornale. Non ti ho nemmeno chiesto se stai bene”.
Però è davvero carina sta Lorenza.
“Sto bene, grazie. Ero solo frustrata per tutti i contrattempi di questa mattina, ma tutto sommato direi che, sì è andata male, ma non malissimo, visto che eri tu”.
Nel dire “tu” sfoderò un sorriso così affascinante che a Carlo non passò affatto inosservato e le produsse un piacevole brivido. Forse la giornata non era così brutta visto l’inizio. Distratto dal cellulare non si accorse che la colonna di auto davanti a lui era ferma, al contrario di quella alla sua sinistra. Così partì e finì per tamponare Lorenza.
“Visto che ormai siamo in ritardo, che ne pensi di prendere un caffè strada facendo? Credo di averne bisogno”.
“Se offri tu, con vero piacere. Io sto ancora cercando un lavoro”.
Anche questa volta, nel pronunciare il “tu” sfoderò quel sorriso che Carlo non poté non notare, che gli provocò l’ennesimo brivido in quell’inizio di mattina così strano.
10 anni dopo
“Carlo, Caaaarloooo, allora puoi venire a sparecchiare? Dai che voglio vedere il film!”.
“Ma è il film di quando ci siamo conosciuti? Io lavo Tu stiri? Maddai è una ciofeca”.
“Si è quello e non è vero che è brutto! Poi la smetti di perdere tempo? alzati dal divano e dammi una mano”.
“5 minuti. Finisco di guardare il servizio sulla partita di questa sera”.
Carlo non riuscì a terminare la frese che Lorenza lo incalzò.
“Ascolta, nei tuoi ipotetici 5 minuti io ho sparecchiato, sistemato la cucina e steso lavatrice e dato anche da mangiare al gatto”.
“Ma noi non abbiamo un gatto!”
“Appunto”, rispose lei.
Carlo si perse un attimo nei suoi pensieri.
Me lo aveva detto il mio amico Rocco, “non sparecchiare appena ti sposi, perché se gli dai questa abitudine si aspettano che tu lo faccia sempre e quando non accade iniziano i problemi”. Aveva proprio ragione. Certi consigli vanno seguiti. Senza se e senza ma.
Lorenza riprese a parlare e il suo tono era piccato.
“Senti Carlo, ho lavorato anche io oggi e ho fatto la spesa e preparato la cena!”
“Ok mi alzo. Ho lavorato anche io, mica ho giocato a forza quattro! Però niente film, c’è la partita”.
“Di nuovo? Ma c’è sempre una partita da vedere? Stasera no, niente partita, si vede il film. Il film che piace a me! E poi, Mister Bricoman, c’è sempre da sistemare il lavandino che perde. Hai intenzione di fare qualcosa? Procrastini sempre ma è mai possibile! Devo aggiustarlo io? Avremo consumato così tanta acqua da poter risolvere la siccità nel Sahara”.
“Amore, me lo ricordo. Stavo giusto pensando al materiale che serve per sistemarlo. Mica me lo devi ricordare ogni sei mesi!”. Nel fare la battuta Carlo rise di gusto.
“Oooooh mi signur! Non ce la posso fare!”, disse esasperata Lorenza.
Ma perché gli uomini sono così? All’inizio tutti carini e coccolosi. Poi dopo un po’ diventano delle macchina da fastidio. Degli essere fatti in parti uguali di divano, sport (Carlo è riuscito a guardare non so quanto tornei di golf. Di golf. Che razza di sport è il golf?
A pensarci bene qual è cosa più interessante del golf? Il golf non ha parti interessanti! L’unica parte interessante dello sport, specialmente del calcio è la fine della partita. Quando i giocatori si scambiano le maglie e restano a petto nudo. Cinque secondi di interesse. Prima e dopo il vuoto assoluto, come le teste di alcuni uomini. Ma puoi fare decine di parole per una partita di calcio? Assurdo!
Al divano e allo sport, aggiungo la birra. Ma dico io, è così difficile portare la bottiglia vuota nell’apposito contenitore? La lascia sempre nello stesso posto, a fianco del divano. Forse è convinto che accada qualcosa di incredibile, tipo che le bottiglie vuote mettano le zampette come accade nei girini e che si rechino da sole nel loro stagno, ovvero il contenitore del vetro per la differenziata. Ricordo ancora quella volta che ne ha collezionate dieci. Si è accorto che erano così tante perché per prendere quella piena ne ha provate sette vuote, ovviamente lamentandosi con me di non averle tolte prima. E’ frustrante alle volte fare anche da mamma al proprio marito.
Lorenza riprese ad alta voce: “Allora questi 5 min? Guarda che ho già sistemato la cucina. Carica la lavastoviglie, dopo che hai sparecchiato e falla partire”.
“Vaaaa bene! Faccio tutto io tranquilla” rispose Carlo.
Ragazzi che martello sta donna! Alle volte diventa una macchina da stress, efficiente come il primo Terminator e delicata come un panzer tedesco che avanza in Polonia. Per non parlare della pignoleria. Scusa non pignola, lei si definisce “precisa”. Precisa a seconda delle occasioni. Quelle poche volte che ho rifatto il letto mi ha contestato l’angolo di appoggio del cuscino. “Se una cosa la fai, falla bene, ci va un attimo”. Un attimo? Noi di cuscini ne abbiamo sei. Hai idea quanto tempo si impiega per metterli a posto? Ho fatto il calcolo. Per sei cuscini con il mio sistema – pratico ed efficiente – servono 30 secondi che moltiplicati per 7 giorni sono 3 minuti e mezzo. Ovvero 14 minuti al mese e 168 all’anno. Quasi tre ore della mia vita impiegate per mettere a posto dei cuscini. Si fermasse qui,la sua “precisione” andrebbe bene, basta guardare un torneo di golf in meno in televisione. Ma mica finisce qui la sua “precisione”. Ricordo quella volta che per sbaglio ho aperto il rubinetto dell’acqua subito dopo che aver finito di pulire il lavello in alluminio. Ha reagito come se ad abbattere le Torri Gemelle fossi stato io.
“Ma ti rendi conto di quello che hai fatto?”
“Cosa ho fatto adesso? Ho preso un bicchiere d’acqua. Per bere. Rischio la disidratazione altrimenti”.
“Per bere. Sempre a fare il finto tonto lui! Io ho speso del tempo per pulirlo e farlo diventare lucido visto che lo sporchi ogni giorno, lasci quelle terribili macchie di acqua! Considerate le scorte accumulate sulla pancia non dovresti bere per almeno una settimana”.
Io sporco mi ha ribadito. Manco fossi un barbaro che entra in casa dopo la battaglia per conquistare la Scozia nel periodo delle piogge.
Le donne alle volte sono così. Precise dove gli fa comodo. Acquistano scarpe che forse useranno una volta, perchè poi hanno sempre il ricambio dietro se dovessero farle male. Ma se ti fanno male e tu lo sai che ti fanno male, perchè le compri mi chiedo!
“Cos’è che dovevo fare con la lavastoviglie?” si ridestò Carlo.
“Riempirla Carlo, riempirla. Mettere le cose sporche affinché diventino pulite per poi riutilizzarle in modo igienico successivamente. Ma non ce la fai proprio?”
“Scusa era soprappensiero”, si giustificò Carlo.
“Certo. Voi uomini due cose insieme non riuscite a farle. Eppure non è difficile. Ringraziate che il cuore è un muscolo involontario, altrimenti sai che strage”.
“Ho visto che hanno indetto un nuovo concorso, dovresti partecipare, avresti buone probabilità di vittoria”.
“Sentiamo, quale concorso?” chiese Lorenza con tono esasperato.
“Lo ha organizzato la ditta che produce l’antrace, Miss Yogurt scaduto. Hai un ph che tende allo zero” rispose Carlo sorridendo.
“Gne gne. Vedi di muoverti che sta per iniziare il film”. Questa volta Lorenza sorrideva.
“Finito. Vado in bagno a lavarmi le mani. Non vorrei mai macchiare questo lavello perfettamente pulito”.
“Finalmente hai capito qualcosa. Mi raccomando gli asciugamani in bagno, non li accartocciare come una carta di cri-cri, come fai di solito”.
“Se Se. Piuttosto lasciami un pò di spazio sul divano”.
“Si ma non rovinarmi i cuscini”.
“Questi cuscini. Odio i cuscini”. Cambiando completamente tono Carlo chiese: “Ma te lo ricordi quando ci siamo conosciuti?”.
“Come posso dimenticarmelo? L’unico incidente che ho fato in vita mia, l’ho fatto con te. E non parlo del matrimonio”.
“Ma stasera hai mangiato pane e simpatia?”
“Comunque me lo ricordo sì, perchè?”
“Perché io ci penso spesso. Come sono andate le cose. All’incidente. Al caffè al bar. Al colloquio. Quando sei stata assunta. Quando io me ne sono andato per fare tutt’altro. Ai tuoi occhi quasi lucidi l’ultimo giorno di lavoro. In quel preciso momento ho realizzato quanto ti amassi. Senza la pubblicità di quel film forse non ti avrei mai tamponato e forse non ti avrei mai assunto al giornale”.
“E invece eccoci qui. Io a fare tutto in casa e tu a venirmi dietro come Lurch della famiglia Addams quando ti chiedo le cose da fare o quando non le fai proprio”. Lorenza fece una pausa studiata e poi riprese: “Il lavandino perde sempre.”
“Ma in fondo in fondo, non siamo felici?” chiese Carlo glissando il discorso del lavandino.
“Con il lavandino che perde? Incalzò lei sorridendo.
“No, cioè sì, anche, ma così, come siamo ora. Amalgamati ma diversi. Come il pongo. Ci giocavamo da piccoli. Quando univi due colori diversi ne usciva uno completamente nuovo, un terzo colore. Noi non siamo più il blu o il giallo. Noi siamo l’unione di quei due colori”.
“Certo che per evitare di riparare un rubinetto faresti di tutto. E la partita non la vediamo lo stesso”.
“Ah ah ah ah che scema. Siamo come il titolo del film. Io ti amo. Tu mi ami” disse Carlo con tutta la dolcezza di cui disponeva.
“Dai fatti abbracciare, pongo blu!” disse Lorenza che si accucciò su di lui riempiendo il suo essere di quella sicurezza che solo Carlo sapeva darle.
Il suono del clacson proveniente dal televisore li ridestò, segno che il film stava per cominciare. La protagonista stava scendendo da un taxi giallo con la scritta “NYC”, ad indicare chiaramente dove si sarebbe svolto il film. Si rispecchiarono nelle divertenti vicissitudini dei due protagonisti per quasi tutto il film, così diversi eppure così simili. Perché spesso nelle differenze e nei ruoli non scritti dell’uomo e della donna vi si può trovare il giusto equilibrio.
L’equilibrio delle differenze.

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