Uno di quei giorni

Oggi è uno di quei giorni di vento, dove tutto sembra di vetro e dove basta un attimo affinché tutto si frantumi in mille pezzi. Ed è così che mi sento anche io, mentre osservo lo scorrere lento del fiume di fronte a me, fragile come sottile vetro sotto lo sferzare  rabbioso del vento della vita. 

Quei giorni che arrivano da notti trascorse a leggere le pagine di tutte le volte che sono scappato dalle responsabilità o dai doveri, di tutte quelle volte che non ho avuto il coraggio di difendere la verità o di fare la cosa giusta, pur sapendo che avrebbe fatto la differenza o di gesti gentili lasciati in tasca, trattenuti da paure come il “non vorrei sembrare invadente”. 

Quei giorni in cui al risveglio allineo i miei sbagli e sento il loro peso, alle volte oppressivo, altre blando. Subordinato al mio mendicare giustificazione o cercare condanna.

Quei giorni dove non penso a come mi vesto, perché del giudizio estetico di questa società fatta solo di apparenza e di poca sostanza non me ne importa nulla. 

Quei giorni dove pensi agli amici, quelli veri che si contano sulle dita di una mano. Gli amici con cui per primo provi ad essere un vero amico, perché per me non esiste l’obsolescenza programmata nell’amicizia.

Quei giorni in cui ho bisogno di sentire il rumoroso silenzio dei pensieri, sperando che il sibilare del vento li sovrasti. 

Quei giorni dove forse ho bisogno solo di un gesto semplice che ricorda l’infanzia e che è dannatamente umano. Il bisogno di un abbraccio. Un abbraccio che non mi faccia volare via, lontano da me stesso. Che non mi faccia cadere senza la forza di rialzami, ma che mi aiuti a restare dove sono, con le mie paure e le mie fragilità, per sentirmi vivo e umano, nonostante il dolore sordo di aver deluso alle volte chi ami.

Sentirmi semplicemente un essere umano.

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