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Un anno fa
L’immagine riflessa nello specchio rifletteva tutta la stanchezza e la sofferenza di quelle ore. Le rughe intorno ai suoi occhi verdi brillanti come il mare, sembravano essersi moltiplicate in poche ore o forse erano sempre state lì, ma non le vedeva. Perché prima di ieri sera, prima di quelle parole, Elena era sicura di avere una vita perfetta. Un bel lavoro, architetto di interni, una bella casa, una bella cerchia di amici, pochi e veri. E poi lui, l’uomo della sua vita, l’uomo per cui avrebbe dato la sua di vita se fosse stato necessario o almeno così credeva.
“Elena, ti voglio bene. Ma non ti amo. Non voglio più vivere con te”.
Il biglietto lasciato sul comodino, la lasciava senza fiato, senza forze e con la vita in mille pezzi. Si era frantumato tutto e non era sempre cristallo.
Oggi
L’immagine nello specchio rifletteva consapevolezza. Le rughe circondavano i suoi occhi verdi come un campo di erba in alta montagna. Lo scorrere dei giorni le aveva dato la forza, quella che solo le donne hanno, di rimettere a posto i pezzi della sua vita. Li aveva incollati uno ad uno secondo la tecnica del kintsugi. La tecnica giapponese di riparare preziose ceramiche con l’utilizzo dell’oro.
La pratica nasce dall’idea che dall’imperfezione e da una ferita possa nascere una forma ancora maggiore di perfezione estetica e interiore.
Non tutte le ferite erano guarite. Ma le qualità che aveva sviluppato nell’affrontare l’egoismo di un uomo l’avevano resa una donna migliore, non perfetta, ma preziosa a chi avrebbe saputo vedere oltre i fallimenti, oltre le apparenze, di guardare nel profondo dei suoi occhi verdi.


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