Disordine

“Ma dove l’ho messo? eppure era qui sotto o forse sotto queste altre. Quel coprispalle è fondamentale per questa sera.”

Valentina lo ripeteva ad alte voce infilando la testa nel suo armadio e le mani sotto pile di maglie, pantaloni e t-shirt accatastate una sopra l’altra in equilibrio precario.

“Devo decidermi a sistemare.”

Negli ultimi due mesi casa sua sembrava la Florida dopo il passaggio di Katrina.

“Ma da dove iniziare“, si chiedeva. “Sono così stanca!”, si ripeteva. Il lavoro, le amiche, i gatti. Sembrava che ogni cosa si fosse coalizzata contro di lei per assorbirle tutto il tempo e tutte le energie.

Si sedette pesantemente sul letto sbuffando e fissando i suoi due gatti disse: “Che c’è? Ho letto di un sistema giapponese per poter riordinare qualcosa in modo definitivo e veloce. Devo solo ricordare come si chiama. Lo avevo anche scritto. Sarà qui, dentro la borsa. Camilla, vieni a darmi una mano.” Camilla la guardò con aria dubbiosa e inclinò leggermente la sua testolina pelosa.

Valentina la fissò. Le mani dentro la borsa e lo sguardo nel vuoto. “Avrei bisogno di un metodo per sistemare il disordine che ho dentro. Un modo per sistemare i sentimenti nei cassetti dell’anima. Suddivisi per tipo e colore, con tutte le sue sfumature.”

Si alzò con lo sguardo triste. Si voltò e lo vide sopra i pantaloni.

Alle volte le cose, anche quelle belle, le abbiamo davanti ai nostri occhi, basta solo saper guardare. Sorrise. Il suo disordine, anche quello interiore, le piaceva.

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