Piccole cose

Che cosa ci vuole per far felice un bambino? Piccole cose. E quelle persone che lo sanno, che custodiscono questo segreto e lo mettono in pratica con una naturalezza invidiabile e disarmante, ecco, quelle persone rimarranno per sempre impresse nella mente di quei piccoli uomini, o piccole donne che siano. Loro si ricorderanno, anche a distanza di anni da quel momento, l’emozione che hanno provato.  Il cuore che si apre, come un papavero che accoglie il primo raggio di sole dopo una giornata di pioggia, pronto a ricevere un po’ di amore.

Perché io ancora me lo ricordo, papà.  Sono passati esattamente quarantuno anni da quando, per la prima volta, ci hai portate alla Camera del Lavoro di Milano per andare a salutare i tuoi amici. Ore e ore sfibranti di camminate da ufficio a ufficio, da piano a piano. Ascensori, scalinate, “aspettate che saluto Tizio”.  “Un attimo ancora che torniamo su che ho dimenticato di chiedere una cosa a Caio”. E noi figlie dietro, a ritmo di marcia. Io mora con gli occhi scuri, lei bionda con gli occhi azzurri. Due piccole vallette, tanto orgogliose che conoscessi tutte quelle persone. La nostra pazienza, il nostro volerti bene senza chiederti mai nulla in cambio veniva ripagata con un regalo, che aspettavamo tutte le volte con malcelata impazienza, nonostante fosse sempre lo stesso. Una fotografia, tutti insieme, nella cabina delle fototessere.

 L’odore interno, i bottoni da schiacciare, il colore sgualcito della tenda. Noi sulle tue ginocchia a ridere a crepapelle facendo le facce più strane e cercando di non cadere fuori.  I minuti che non passavano più in attesa che la foto si stampasse e la fretta di vederci tutti insieme con gli occhi brillanti di felicità nonostante la fotografia scottasse nelle nostre piccole mani.

Ancora oggi, quando penso che ci sia qualcosa che non va in me guardo quelle quattro foto diverse per convincermi invece che andrà tutto bene, per sempre.

Che cosa ci vuole per far felice un bambino? Piccole cose.

@vestitaacipolla

Combatte da 27 anni con i numeri in ufficio, da sei contro il “conteggio parole” di word, da tre anni contro il tempo dell’orologio da corsa, e da ottantanove (la somma dei loro anni) contro i quattro maschi della famiglia, cane compreso, l’unico che la ubbidisce in famiglia, per insegnare loro, con risultati che rasentano lo zero, parte del riordino.

https://girati.wordpress.com

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